A volte penso alle persone che nascono, crescono e muoiono senza mai spostarsi dalla propria casa o dalla propria città. Sedentari. Persone che guardano la televisione e leggono i giornali, ma alle quali non interessa viaggiare, mentre noi non facciamo altro che pensare a dove andare, a dove spostarci in futuro, cervelli in fuga. Ci diamo mete che forse non raggiungeremo mai, raggiungiamo i confini del mondo con soldi e biglietti aerei o navali, ma ci porteranno solo nello stesso luogo dove già prima sapevamo di arrivare, dove vedremo cose che sappiamo già come sono fatte e che colore hanno. I sedentari non pensano a com’è fatto un grattacielo di New York o a com’è la vista dalla Torre Eiffel, non ci pensano nemmeno, hanno trovato il loro equilibrio in ciò che gli è stato insegnato a vedere, sanno che c’è un “resto”, e sanno contemporaneamente che quel “resto” a loro non serve, o probabilmente non sanno neanche cosa sia il “resto”. Noi lo sappiamo, noi ne abbiamo bisogno. Un uomo siede solo in un parco, piange su una panchina, si avvicina a un’altro uomo che siede ridendo su un’altra panchina, il primo chiede al secondo come smettere di piangere e tornare a ridere; il secondo lo guarda sorridendo e risponde: ” non esiste una formula, semplicemente quando viaggio mi piace ancora sedermi dalla parte del finestrino”.
Equilibrio